METTI UNA SERA CON PAOLO BETTINI AL MUSEO DEL CICLISMO GINO BARTALI

Da sx Bettini e Bresci durante l’incontro con gli sportivi

Il taglio del nastro della mostra dedicata a Paolo Bettini

La prima bicicletta di Paolo Bettini a 7 anni

Una bella serata, piacevole, divertente, interessante, nel giorno in cui ricorreva il 109° compleanno di Gino Bartali. Protagonista al Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema, Paolo Bettini che ha raccontato la sua carriera ciclistica tradotta nella mostra contemporanea a lui dedicata, aperta dopo l’incontro con gli sportivi, in una saletta del Museo di via Chiantigiana, il tutto organizzato dall’Associazione Amici del Museo presieduta da Maurizio Bresci. Paolo Bettini ha raccontato l’inizio della sua carriera con la maglia della Ciclistica Cecina a 7 anni, e in mostra eccola la piccolissima bicicletta firmata “Tommasini” e la maglietta dei Giochi delle Gioventù 1982. Quindi la carriera nei professionisti dal 1997 al 2008, i ricordi con Gino Bartali e Alfredo Martini. Ha raccontato l’Olimpiade vittoriosa di Atene 2004, le micidiali stoccate mondiali di Salisburgo e Stoccarda, le tre Coppe del Mondo, le altre vittorie, i suoi avversari più temibili da Zabel a Valverde “che bello a Salisburgo quando sul podio dopo averli battuti qualche minuto prima, i due mi presero in collo”, e tra gli italiani Petacchi, il compianto Rebellin. Ha raccontato il momento difficile della sua carriera quando morì in un incidente stradale il fratello Sauro, la sua voglia di chiudere la carriera che continuò per le insistenze dei genitori, della cognata, con quella vittoria con le lacrime agli occhi del Giro di Lombardia, tutta dedicata al fratello Sauro. Infine la sua esperienza durata tre anni e mezzo quale commissario tecnico della nazionale dopo la morte di Franco Ballerini, con lo sfortunatissimo Campionato del Mondo di Firenze di Vincenzo Nibali.

“Senza quella caduta – ha detto Bettini – Vincenzo avrebbe guadagnato il podio, non dico che avrebbe vinto ma una medaglia l’avrebbe conquistata di sicuro. E’ stato un dispiacere non essere riuscito a portare una medaglia all’Itala come ct, anche perché avevo gli uomini per farlo, oltre a Nibali, voglio ricordare Filippo Pozzato e Marco Pinotti per le prove a cronometro, però con i “se e con i ma non si fa la storia”. Ha ricordato la sua grande amicizia con Franco Ballerini e Luca Paolini, il momento difficile del nostro ciclismo senza una squadra World Tour che sarebbe una bella opportunità per i nostri giovani. Dall’incontro con gli sportivi al primo piano del Museo del Ciclismo Gino Bartali per il taglio del nastro tricolore della mostra a lui dedicata con la presenza del presidente dell’Associazione Maurizio Bresci, di quello del Comitato Regionale Toscana di ciclismo Saverio Metti, dell’assessore allo sport Enrico Minelli, in rappresentanza del Comune di Bagno a Ripoli, Marta Galanti e Tommaso Coppolaro del Quartiere 3. E tra i cimeli esposti ed ammirati dai tanti presenti, la bici Wilier con cui Vincenzo Nibali ha concluso la carriera, la maglia gialla del Tour de France autografata dallo stesso Nibali, la bicicletta Giusto Pinzani 1953 totalmente restaurata dagli amici del Pedale Vintage G4 ed infine la bici Frejus dell’inizio della carriera (Anni Trenta) di Gino Bartali. Quattro ore tra tanti ricordi incancellabili. “Grazie Paolo Bettini per averle dedicate – ha detto il presidente Bresci – al Museo ed a Gino Bartali”.

Addetto stampa C.R.T. Antonio Mannori